Roveredo in Piano (PN),
11 Settembre 2003 verso
sera...... Sot l’Olbia. Un’ olbia [1] di Roveredo ha accolto, sotto una luna magica, in una pungente notte di fine estate le voci di sette poeti. L’Associazione A.R.P.A. (www.arpa.pn.it) non è nuova a queste iniziative sostenute da un lavoro continuo nella diffusione e divulgazione dell’Arte. Ogni mese, infatti, coloro che vogliano leggere le proprie liriche possono farlo nel tepore del bar K2 sotto gli occhi sensibili ed attenti del proprietario. Sono poeti che non si lasciano affascinare dai clamori ma che scrivono e pubblicano per scambiare le proprie emozioni interiori. Christian Vecchione, Nino Carmine di Rubba, Elena Fabbro, Aldo Bosari, Luca Mazzega Fabbro, il presidente e presentatore Gilberto Gasparini ( cantautore oltre che poeta) e forse immeritatamente ospite della serata, io (Lucia Gazzino) si sono alternati nella lettura sottolineata dalle note di musiche evocative. Il pubblico presente (autorità comunali comprese) non si è lasciato intimorire dal freddo portato dal fortunale pomeridiano ed è rimasto fino alla fine delle due ore di poesia e musica. Mentre questa luna quasi piena sorvegliava la corte dell’arte di una casa antica di sassi e legno, il mondo rimaneva tagliato fuori con i suoi perchè, la sua frenesia e ricerca di concretezza e le singole voci pur rimanendo tali si sono fuse come in un canto corale. Ognuno ha portato il proprio sè, i canti d’amore, gli oggetti inanimati che prendono vita, le notti trascorse nel tormento, le pennellate di piccoli quadri di esistenza quotidiana, la propria spiritualità e il proprio paganesimo e soprattutto la propria emozione con la voce che di tanto in tanto si spezza e trema per il timore, l’emotività e il ricordo del perchè hai scritto quella poesia. Eppoi..il vin brulè per scaldarsi un po’, ma solo il corpo poichè il cuore e l’anima non ne avevano di certo bisogno. Una rosa rossa e tre spighe di grano mi hanno seguito nel viaggio di rientro a notte fonda, oramai la paura era svanita per lasciare posto al sorriso, all’abbandono della solitudine in cui piombano tutti i poeti, alla cortesia di un applauso, all’abbraccio di gratitudine per aver dato un piccolo contributo all’Arte. Forse proprio in quel cortile si può crescere artisticamente indisturbati, poco importa che i giornali nazionali domani parlino di te se le tue parole possono arrivare così direttamente al cuore degli altri. [1] L’olbia: viene così detta, in questa zona del Friuli, l’arco coperto, il loggiato o la tettoia sotto il quale passavano e venivano lasciati i carri carichi di fieno all’interno della “corte” delle case padronali. In altre luoghi chiamata “lobie” |